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Il silenzio degli indecenti – L’editoriale di Marco Travaglio [8/10/2023]

Come finirà lo scandalo del vecchio video pret à porter tirato fuori dopo cinque anni contro la giudice Apostolico è facile prevederlo

di Marco Travaglio

Come finirà lo scandalo del vecchio video pret à porter tirato fuori dopo cinque anni contro la giudice Apostolico è facile prevederlo, ora che salta fuori un provvidenziale carabiniere che dice di aver fatto tanti filmati e di averli passati a mezzo mondo, finchè arrivarono a Salvini o ad altri leghisti. Intanto un altro video ritrae un poliziotto che riprende. Se i pm vorranno verificare chi mente, verranno fermati sull’uscio di qualche ufficio parlamentare immune o sulla password di qualche telefonino insindacabile. Così passerà la linea della Meloni-gnorri: “Niente dossieraggi: la giudice era a un evento pubblico”. E chi lo nega? La questione è chi è in grado di tirar fuori nel 2023 un video del 2018 a colpo sicuro, sapendo che ritrae per pochi istanti una giudice a una manifestazione, nell’attimo esatto in cui serve al governo? O c’è un carabiniere con la memoria di tartaruga, l’occhio di lince e un grande amore per la Lega (e per la carriera), o c’è un archivio di filmati sui partecipanti illustri a manifestazioni, schedati e conservati senza motivo e contro la legge, visto che la giudice in piazza non commise reati né proferì verbo. Perciò la premier dovrebbe invitare il suo vice a riferire in Parlamento e, se lui non lo facesse come nel 2019 sul Russiagate, dovrebbe farlo lei come fece Conte. Ma per riportare lo scandalo nei giusti binari istituzionali servirebbe una stampa libera che premesse sul governo perché parli. Invece la stampa, salvo rare eccezioni, tace o acconsente o depista, spostando l’attenzione dalla luna al dito.

Commuove, in particolare, il silenzio dei “garantisti” in servizio permanente effettivo con sdegno selettivo: quelli che, appena un ladro di Stato viene beccato in un’intercettazione o in un’indagine, chiamano i caschi blu e invocano la privacy; ma, quando è il potere ad abusare dei propri poteri contro cittadini inermi, colpevoli di fare il proprio dovere o di esercitare un proprio diritto, se ne sbattono. Tacciono quando la polizia manganella gli studenti in corteo contro il governo. Insorgono contro una cittadina esemplare che filma un politico innominabile a colloquio con uno spione all’autogrill, manda tutto a Report col suo nome e il suo cognome e finisce linciata dal politico innominabile e dai suoi giornalisti preferiti come una spia al servizio di chissà chi, nonché indagata per reati ai confini della realtà, mentre il politico innominabile non dà alcuna spiegazione (anche perché nessuno gliela chiede). E tornano a tacere se un ministro e vicepremier sputtana una giudice autrice di una sentenza a lui sgradita con un video di cui nessuno conosce la provenienza e il percorso. L’ennesima prova che il garantismo all’italiana è come il patriottismo per Samuel Johnson: “l’ultimo rifugio per le canaglie”.

Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2023

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