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Guai alle vittime – L’editoriale di Marco Travaglio [27/12/2023]

Purtroppo, salvo rare eccezioni, le riforme della giustizia sono sempre studiate su misura degli avvocati (i più rappresentati in Parlamento) e dei loro clienti colpevoli, ma quasi mai delle vittime
Il senatore di FdI Alberto Balboni

di Marco Travaglio

Il senatore di FdI Alberto Balboni propone di riformare l’articolo 111 della Costituzione – già deturpato da destra e sinistra con una riforma verbosa, fumosa e pericolosa sul “giusto processo” (come se prima i processi fossero ingiusti per legge) – con un semplice comma: “La Repubblica tutela le vittime di reato e le persone danneggiate dal reato”. Ottima idea, che infatti incontra l’ostilità del peggio del Parlamento (FI e Iv), la “frenata del Pd” e il favore del 5S Roberto Scarpinato. Sarebbe ora che le vittime di reato entrassero in Costituzione. Perché sono la vera ragione per cui si celebrano i processi: per rendere giustizia a chi il reato l’ha già subìto e per preservare – levando di torno chi l’ha commesso e dissuadendo chi potrebbe commetterlo – chi rischia di subirlo. E perché i “legislatori” dovrebbero dimenticare gli interessi di avvocati, magistrati e imputati colpevoli concentrarsi solo su quelli delle vittime: gli imputati innocenti che finiscono nelle maglie della giustizia per errore e i cittadini danneggiati da chi calpesta le leggi. Il che non vuol dire che agli imputati colpevoli non vadano garantiti tutti i diritti di difesa: vuol dire che le garanzie non devono impedire alle vittime di avere giustizia, altrimenti non sono garanzie, ma grimaldelli per l’impunità.

Purtroppo, salvo rare eccezioni (le norme sulla violenza sessuale, le tutele ai whistleblower che denunciano illeciti sul luogo di lavoro, la Spazzacorrotti e la blocca-prescrizione), le riforme della giustizia sono sempre studiate su misura degli avvocati (i più rappresentati in Parlamento) e dei loro clienti colpevoli, ma quasi mai delle vittime. Infatti tuttora il pm non è obbligato a interrogare l’indagato prima di chiederne il rinvio a giudizio; e chi viene denunciato ingiustamente e archiviato deve pagarsi l’avvocato. Cose impensabili in un sistema fondato sulla tutela delle vittime: è il colpevole che ha un avvocato sempre a tiro, dà per scontato che chi lo denuncia dica il vero e non ha interesse a farsi interrogare, sennò aggrava la sua posizione. Invece l’innocente e la vittima un avvocato non ce l’hanno e non hanno nulla da nascondere al pm. L’innocente e la vittima hanno fretta (l’uno di essere assolto, l’altro di veder condannato il reo), mentre il colpevole allunga i tempi per arraffare la prescrizione. L’innocente e la vittima, al contrario del colpevole, vogliono più prove e più intercettazioni utilizzabili e pubblicabili per far emergere la verità; e, in caso di errori giudiziari, sperano che la stampa scriva tutto (ordinanze di custodia incluse) per smascherarli. Il colpevole invece vuole il bavaglio ai cronisti, perché sa che le intercettazioni lo incastrano e le ordinanze dicono la verità. Quindi delle due l’una: o il senatore Balboni ha sbagliato proposta, o ha sbagliato partito.

Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2023

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