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Fuori controllo – L’editoriale di Marco Travaglio [26/01/2024]

Marco Travaglio analizza il conflitto Ucraina-Russia, le divisioni interne e il ruolo ambiguo delle armi occidentali
Marco Travaglio

“Fuori Controllo” di Marco Travaglio, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 26 gennaio 2024, solleva questioni controverse riguardo al conflitto in Ucraina. Travaglio mette in dubbio la chiarezza della situazione riguardo l’abbattimento di un aereo russo, con Mosca e Kiev che forniscono versioni contrastanti. Sottolinea l’uso dei missili Patriot statunitensi in questo incidente, contraddicendo le assicurazioni di Zelensky sull’uso delle armi occidentali. Il pezzo evidenzia le divisioni all’interno del regime ucraino, con differenze tra politici, militari, e civili riguardo la strategia di guerra e la prospettiva di pace. Travaglio suggerisce che Zelensky stia perdendo il controllo sia del conflitto sia della sua narrazione mediatica, rivelando una crescente complessità e incertezza sul futuro dell’Ucraina, specialmente in relazione al mantenimento del cessate il fuoco e ai rischi per le forze di peacekeeping internazionali a causa delle armi non tracciabili inviate a Kiev.

di Marco Travaglio

Forse non sapremo mai se l’aereo russo abbattuto in Russia dall’Ucraina trasportasse 65 prigionieri ucraini pronti per uno scambio, come dice Mosca, o armamenti diretti al fronte, come dice Kiev. Ma due cose già le sappiamo. 1) Ad abbatterlo sono stati i Patriot forniti dagli Usa: con tanti saluti alle garanzie di Zelensky sul fatto che le nostre armi vengono usate per difendersi dai russi a casa propria e non per attaccarli a casa loro. 2) I media ucraini governativi (cioè tutti: è una democrazia liberale, no?) hanno rivendicato l’attentato; poi han fatto retromarcia appena Mosca ha avvisato Kiev che aveva sterminato 65 suoi soldati; poi l’esercito si è assunto la paternità dell’attacco; infine Zelensky ha chiesto “un’indagine internazionale” (su un attacco ucraino!). È il copione già seguito negli altri atti terroristici di Kiev: l’assassinio di Darya Dugina, le distruzioni dei gasdotti e del ponte Russia-Crimea. Ma è anche l’antipasto di ciò che accadrà quando, con o senza Zelensky, si arriverà finalmente a un cessate il fuoco.

La propaganda atlantista dipinge l’Ucraina come un monolite: presidente, ministri, maggioranza parlamentare, esercito, milizie paramilitari, servizi segreti, popolazione. Tutti uniti contro qualunque tregua fino alla sconfitta di Putin e all’ingresso nella Nato. Balle. Il regime è spaccato, i vertici politici, militari, di intelligence e delle milizie vanno in ordine sparso, il popolo è diviso tra anti-russi, filo-russi e fautori di un compromesso che ponga fine a tanta morte, distruzione, corruzione e miseria. E Zelensky è sempre più isolato, all’esterno per la fine degli aiuti Usa e all’interno per la disfatta della controffensiva, la rottura col capo dell’esercito e il ricicciare del predecessore-rivale Poroshenko: ha rinviato sine die le elezioni del 2024 ed evocato un golpe ai suoi danni, mentre la moglie si è detta contraria alla sua ricandidatura perché teme che perda o le elezioni o la vita. È possibile che la reazione contraddittoria all’abbattimento dell’aereo russo dipenda dal fatto che l’ha deciso una fazione del regime contro altre. Magari per sabotare quel barlume di dialogo avviato con Mosca per massicci scambi di prigionieri. Sarebbe la prova che Zelensky ha perso il controllo o della guerra o della sua gestione mediatica. E un segnale d’allarme per il “dopo”: chi rispetterà e chi farà rispettare il cessate il fuoco? Con tutte le armi che abbiamo inviato a Kiev senza neppure renderle tracciabili per sapere a chi vanno, ogni clan potrà sabotare la tregua seguitando a sparare e trasformando vieppiù il Paese in un covo di terroristi. Così, in caso di missione internazionale di peacekeeping, i nostri soldati sarebbero bersagli di un fuoco doppiamente amico. Sarebbero degli ucraini a spararci. E con le nostre armi.

Il Fatto Quotidiano, 26 gennaio 2024

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