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Arrendetevi alla realtà – L’editoriale di Marco Travaglio [13/3/2024]

Marco Travaglio affronta con una critica acuta la situazione dell'Ucraina sotto l'ottica della "disinformatija atlantista" e della difficoltà di accettare la realtà del conflitto.

Marco Travaglio affronta con una critica acuta la situazione dell’Ucraina sotto l’ottica della “disinformatija atlantista” e della difficoltà di accettare la realtà del conflitto. Travaglio evidenzia la vittoria di Putin e la sconfitta di Nato e Kiev, contrapponendosi alla narrazione pubblica dominante e sottolineando la necessità di una negoziazione immediata per evitare ulteriori perdite territoriali dell’Ucraina. Critica l’approccio bellicistico basato su paragoni storici inadeguati e sottolinea le difficoltà materiali e finanziarie di Kiev, che si contrappongono alla potenza militare e produttiva della Russia. La soluzione proposta riprende l’invito del Papa a negoziare partendo dai risultati sul campo, puntando a una conferenza internazionale per la sicurezza dell’Europa orientale, mentre critica le posizioni intransigenti che ignorano la necessità di un cessate il fuoco equo e praticabile.

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di Marco Travaglio

È incredibile la fatica che fa il principio di realtà a farsi strada nel dibattito sull’Ucraina, viziato dalla guerra ibrida della disinformatija atlantista. In pubblico, naturalmente, perché in privato anche gli atlantisti meno stupidi parlano come il Papa: la Nato e Kiev hanno perso, Putin ha vinto e, se non si negozia subito, la Russia può papparsi anche il resto del Paese. Paolo Mieli punta i piedi come i bambini capricciosi e, siccome è uno storico, insiste sul paragone farlocco con l’Europa dinanzi a Hitler nel 1940: ma allora Francia, Uk, Urss e Usa schierarono gli eserciti, mica fecero combattere i popoli invasi per procura come fa la Nato con gli ucraini. Oggi i numeri parlano da soli. La Russia, malgrado le mirabolanti controffensive costate 300-500 mila morti, controlla sempre le quattro regioni ucraine occupate due anni fa più la Crimea. L’Ucraina sta finendo i soldati e la Nato (a parte qualche svalvolato) non intende inviarne (sennò scatenerebbe la terza guerra mondiale, la prima tutta atomica), mentre Mosca può reclutarne quanti ne vuole. L’Ucraina ha finito le munizioni, mentre Putin ne produce il triplo di quelle che potrebbero sfornare fra due anni i Paesi Nato se si riconvertissero all’economia di guerra. L’Ucraina, per non fallire, necessita di 50-100 miliardi l’anno e, per continuare a combattere, altri 10-15 al mese; ma gli Usa han chiuso i rubinetti e l’Ue è a secco. Quindi game over: dispiace, ma è dai numeri che bisogna partire.

Il Papa ha indicato la strada: gli sconfitti Biden, Stoltenberg e il sottostante Zelensky vadano da Putin con la bandiera bianca non per arrendersi (c’è ancora l’80% dell’Ucraina libera da salvare), ma per trattare. Cosa? Un compromesso che parta dai risultati sul campo e non sia solo una tregua a bocce ferme (che potrebbe innescare altre guerre), ma una conferenza internazionale per nuovi assetti che garantiscano la sicurezza di Ucraina, Russia e tutto l’Est europeo. Si sarebbe potuto e dovuto farlo subito prima e subito dopo l’invasione: centinaia di migliaia di morti fa. Ma ora salta su il segretario di Stato vaticano Parolin che, con l’aria di spiegare le parole del Papa, le travisa: “A cessare il fuoco dovrebbero essere anzitutto gli aggressori”. Strano: da mesi Zelensky e gli atlantisti ripetono la fesseria che il cessate il fuoco è un regalo a Putin. E poi chiedere la tregua spetta a chi sta perdendo e ha più da perdere, non a chi vince. Certo, pure i russi dovranno smettere di sparare: ma quando inizierà il negoziato. È stata la Nato (e l’Ue nell’ultima ridicola risoluzione von der Leyen) a dire che la guerra finirà solo con la riconquista delle cinque regioni annesse dai russi. Ora che ha perso, sarebbe bizzarro se dicesse a Putin: “Ok, ci hai sconfitti, quindi cessa il fuoco e ritirati”.

Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2024

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