Errata corrige – L’editoriale di Marco Travaglio [14/11/2023]

Marco Travaglio discute della controversia riguardante il ritiro di Israele da Gaza nel 2005 e la situazione attuale.
Netanyahu cerca i capi di Hamas - Vignetta di Vauro

Nell’editoriale di oggi, 14 novembre 2023, Marco Travaglio discute della controversia riguardante il ritiro di Israele da Gaza nel 2005 e la situazione attuale. Sottolinea la percezione errata di alcuni lettori riguardo al presunto continuo stato di occupazione di Gaza da parte di Israele, fornendo una breve panoramica storica degli eventi dal 1948. Critica anche la richiesta di interruzione delle collaborazioni accademiche con istituzioni israeliane da parte di alcuni professori, sottolineando la mancanza di appelli simili per paesi con problematiche simili. Solleva anche domande sulla coerenza delle richieste basate sul diritto internazionale.

di Marco Travaglio

Da qualche giorno discuto con diversi lettori che pretendono la mia abiura sul fatto che nel 2005 Israele ritirò esercito e coloni da Gaza, da allora non più occupata ma duramente presidiata ai confini e dal 2006 governata da Hamas. Purtroppo non posso accontentarli: il Fatto esiste per raccontare i fatti. Tutti. Infatti dal 7 ottobre racconta il pogrom di Hamas e i crimini di guerra israeliani a Gaza. Fissati a terra i fatti, c’è totale libertà di opinioni. Nessuno scandalo se 4 mila docenti universitari chiedono al governo italiano “l’interruzione immediata delle collaborazioni con istituzioni universitarie e di ricerca israeliane”. Pensavamo che le università fossero zona franca e sacra e non ricordiamo appelli per rompere con quelle di Iran, Siria, Arabia, Qatar e altre culle di democrazia, ma ognuno è libero di pensarla come vuole. Purché rispetti i fatti. Invece i prof invitano a “considerare e comprendere le determinanti e antecedenti a questa violenza” (il massacro di Hamas del 7 ottobre, ndr), da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione razziale ed etnica”. E qui ci dev’essere almeno un refuso: nel 1948 Israele nacque in base alla risoluzione Onu 181 che spartiva l’ex Mandato britannico in uno Stato ebraico e uno palestinese.

Il primo nacque nei confini Onu senza occupare un millimetro in più. Il secondo no: i governi arabi e la leadership palestinese violarono la risoluzione Onu e mossero guerra a Israele per ricacciarne a mare gli ebrei. La persero e Israele dilagò in Galilea Est, Gerusalemme Ovest e una fetta di deserto del Negev. Ma nel’49 si ritirò da Gaza, occupata dall’Egitto, e dalla Cisgiordania, annessa dalla Giordania. Quindi a occupare i territori palestinesi furono Egitto e Giordania fino al 1967, quando li persero nella Guerra dei Sei Giorni insieme ad altri, fra cui il Sinai. Israele nel 1978 lo restituì all’unico Stato arabo che firmò la pace, l’Egitto. Che però non rivolle Gaza, occupata fino al 2005. Nel 1993, quando anche Olp e Giordania firmarono la pace, partì il percorso di Oslo sulla Cisgiordania, stroncato dall’assassinio di Rabin, dai no di Arafat a Barak e di Abu Mazen a Olmert, dall’ictus di Sharon e dagli opposti estremismi di Hamas e Netanyahu. Possibile che fra i 4 mila prof non ce ne sia uno di Storia che corregga “oltre 75 anni” in 38 per Gaza e 56 per la Cisgiordania? Ma ne basterebbe uno di Logica: se Gaza è occupata da sempre, perché Onu, Usa e Ue chiedono a Netanyahu di “non rioccuparla”? E se la risoluzione Onu 181 che legittima Israele non vale, come si può intimare a uno Stato abusivo di rispettare le altre risoluzioni Onu? O il diritto internazionale funziona a targhe alterne?

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2023

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