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I baci della morte – L’editoriale di Marco Travaglio [06/01/2024]

Travaglio racconta come negli ultimi 15 anni "Repubblica" ha inseguito strategie perdenti che hanno influenzato negativamente anche Pd
Maurizio "Sambuca" Molinari

L’editoriale di Marco Travaglio su “Il Fatto Quotidiano” critica la direzione del quotidiano “Repubblica” sotto la guida di Maurizio “Sambuca” Molinari e l’editore John Elkann, accusati di distorcere l’essenza del giornale fondato da Scalfari. Per 15 anni Repubblica ha inseguito strategie perdenti che hanno influenzato negativamente anche il Partito Democratico (Pd), come il supporto all’Agenda Monti e il rifiuto dell’alleanza con Di Maio, che hanno portato a risultati elettorali disastrosi. Critica anche la recente direzione del giornale di proporre soluzioni inadeguate per il Pd, come il supporto a figure politiche inadatte o strategie non efficaci, culminando con l’assurda proposta di un dibattito televisivo tra Meloni e Schlein. Conclude con un commento sulla ancor più ridicola proposta di far partecipare Matteo Renzi – nonostante la sua accertata impopolarità – come capo dell’opposizione nel dibattito.

di Marco Travaglio

Il Cdr di Repubblica accusa il direttore Sambuca Molinari e l’editore John Elkann di snaturare il quotidiano fondato da Scalfari e affondato dagli ultimi successori. Ma è una calunnia: sono 15 anni che Rep insegna al Pd come perdere le elezioni, e con ottimi risultati. Geniale il consiglio di donare il sangue per l’Agenda Monti: sconfitta assicurata. Astuta l’idea di consegnarsi a Renzi: débâcle garantita. Sublime la trovata di rifiutare l’alleanza con Di Maio, propiziando il Conte 1 M5S-Lega e poi di immolarsi per l’Agenda Draghi: minimo storico alle ultime elezioni. L’unica volta che il Pd parve quasi vivo fu quando Zinga disobbedì a Rep e si alleò con i 5Stelle nel Conte 2, infatti dovette dimettersi come corpo estraneo. Un anno fa Rep era pronta a spingere Bonaccini nel solito burrone, invece vinse la Schlein. Temendo che il maggior partito della sinistra diventasse di sinistra, Rep intimò subito alla segretaria di non cambiare una virgola della linea straperdente di Letta, cioè di tradire i suoi elettori: nei giorni pari l’accusava di farsi mettere sotto da Conte, nei dispari la leccava per aver messo sotto Conte. Lei obbedì, cambiò poco o nulla e infatti ora è riprecipitata ai minimi lettiani del 19%, mentre Conte sale.

Anziché compiacersi per aver fatto secco l’ennesimo segretario, Rep avviò le pratiche di rianimazione. Lanciò Gentiloni (parlandone da sveglio) al posto di Elly, ma l’idea non parve elettrizzare la base. Allora s’inventò un fantomatico “federatore del centrosinistra”, che dovrebbe guidare non solo il Pd, ma anche M5S, Avs e centrini vari. Che però purtroppo non vogliono farsi federare. Ecco allora un’ideona ancor più arrapante: il Pd subentri alla fu Forza Italia nelle famose “praterie del centro”. Che però disgraziatamente si stanno rivelando più introvabili dell’Agenda Draghi. Infatti ora Rep è passata a sponsorizzare una sfida tv Meloni-Schlein in vista delle Europee, così gli italiani penseranno che non ci siano altri partiti all’infuori di FdI e Pd. Una doppia truffa: per candidarsi alle Europee senza fregare la gente, Giorgia ed Elly dovrebbero dimettersi da deputate; e il teleduetto lo tentò già Letta nel 2022 chez Vespa, ma l’Agcom lo mandò in bianco perché tutti i leader hanno diritto agli stessi spazi. Ieri, colpo di scena: Stefano Folli ha proposto che il tê-te-à-tête con la premier non lo faccia Elly, ma il vero capo dell’opposizione. Chi? Tenetevi forte: Matteo Renzi, il politico più detestato d’Italia, che dall’alto del suo 2-3% accusa il governo di non essere abbastanza indecente e lo aiuta a esserlo di più. La proposta è talmente comica che pare troppo pure per Rep e per Renzi. Dev’essere una cosa tra Folli e Folli. Tipo: “Magda, tu mi adori? E allora lo vedi che la cosa è reciproca?”

Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2024

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