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Effetti collaterali (2013) | Recensioni

Recensioni di "Effetti collaterali" (2013). Titolo originale: Side Effects. Regia di Steven Soderbergh. Con Jude Law, Rooney Mara, Channing Tatum, Catherine Zeta-Jones
Effetti collaterali (2013)

Effetti collaterali (2013)
Titolo originale: Side Effects
Regia di Steven Soderbergh
Con Jude Law, Rooney Mara, Channing Tatum, Catherine Zeta-Jones
Usa, 2013 – Distribuzione: M2

Trama: Per affrontare il rientro del marito dopo 4 anni di detenzione per insider trading, Emily Taylor decide finalmente di curare la propria depressione affidandosi alle cure di uno psichiatra, il Dr. Banks. Prova quindi una serie di farmaci, l’ultimo dei quali, l’Ablixa, molto pubblicizzato sui media, da poco immesso sul mercato.

Tuttavia, una sera, non appena il marito Martin torna a casa, lei, immersa in un apparente stato di sonnambulismo, lo accoltella a morte.

Le prove sono chiare e l’assassino altri non può essere che Emily, che tuttavia non viene incriminata, poiché non ricorda nulla e viene quindi reputata del tutto incosciente delle proprie azioni. Così, come misura preventiva, passa un periodo in un istituto di salute mentale, mentre il farmaco viene messo sotto accusa sui giornali e reti televisive per il possibile effetto collaterale negativo.

Essendo stato il Dr. Banks a prescrivere a Emily l’Ablixa mentre l’aveva in cura al momento del delitto, il Dr. Banks deve combattere coi sensi di colpa di aver provocato la morte di Martin. Fin da principio, il dottore non è certo dell’innocenza di Emily e, dopo aver scoperto alcune verità sul conto di lei, comincia a indagare, per giungere a scoprire la vera natura e i motivi dell’omicidio: Emily aveva consapevolmente ucciso il marito per rancori nei suoi confronti e per guadagnare una fortuna scommettendo al ribasso sulle azioni del farmaco.[2] Il dottore scopre che ai danni della vittima c’era un vero e proprio complotto orchestrato dalla moglie con la dottoressa Siebert, amante di Emily, e riuscirà con arguzia a mandare a rotoli il piano, mettendo le due donne l’una contro l’altra e riuscendo a far recludere la dottoressa e rinchiudere l’assassina in istituto.

* * *

Non leggete i «bugiardini»

Fa riflettere il bel thriller farmaceutico di Soderbergh

di Alberto Crespi

Steven Soderbergh è un bugiardino: quando a Berlino 2012 presentò in concorso il divertentissimo Knockout espresse l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. Aveva lavorato come un forsennato per anni, la voglia di una vacanza era più che legittima. Detto e fatto: nei mesi successivi Soderbergh girò il modesto Magic Mike, sugli spogliarellisti di professione; poi a Berlino 2013 portò Effetti collaterali, ora in uscita sugli schermi italiani; e ha già pronto Behind the Candelabra, il film sul pianista «glamour» Liberace interpretato da un Michael Douglas già in odore di Oscar (verrà presentato in concorso a Cannes). Alla faccia del sabba!

Steven Soderbergh è anche uno dei più importanti registi contemporanei. Probabilmente fa troppi film (33 regie ufficiali, compresi documentari e telefilm, in 24 anni di carriera sono un record) ma negli anni si è imposto come un grande eclettico, capace di alternare kolossal commerciali (la serie degli Oceani) a sperimentazioni estremamente personali (ad esempio, l’improbabile ma coraggioso remake di Solaris). Effetti collaterali si colloca a metà: è un film produttivamente importante, con un cast di divi o aspiranti tali, ma è anche un lavoro di denuncia che nella lunga filmografia del regista «fa scopa» soprattutto con Erin Brockovich, il film anti-inquinamento che portò Julia Roberts all’Oscar. Anche se qui non c’è un’eroina che parte lancia in resta contro il sistema: qui tutto è più torbido, e distinguere i buoni dai cattivi è molto difficile.

Jonathan Banks (Jude Law) è uno psichiatra di successo che prende in cura la giovane Emily (Rooney Mara), ragazza con gravi turbe psichiche che vive una difficile convivenza con il marito Martin (Channing Tatum). Banks le prescrive un nuovo farmaco (nel film si chiama «Ablixa») che inizialmente sembra giovarle, ma poi la porta ad uccidere il marito in uno stato di semi-incoscienza. Rinchiudere Emily in un ospedale psichiatrico e distruggere la carriera di Banks sembra, alla giustizia americana, il miglior modo di chiudere il caso. Ma Banks non ci sta. Comincia ad indagare sulla medicina in questione, trovando (apparentemente) una sponda nella collega Victoria Siebert (Catherine Zeta-Jones). E le cose cominciano a ingarbugliarsi, avviandosi verso un finale – da non rivelare! – in cui nulla e nessuno, né dottori né farmaci, sono ciò che sembravano…

Rubando un termine caro a Hitchcock, l’Ablixa è un MacGuffin: il motivo apparente, la scusa, il tirante narrativo che ci trascina lungo il film. Il thriller farmaceutico è quasi un bluff, assai più di quanto lo fosse la lotta per la giustizia di Erin Brockovich nel film omonimo. Diremo di più: se dovessimo analizzare Effetti collaterali dal punto di vista della verosimiglianza giuridica e dell’attendibilità scientifica, abbiamo il forte sospetto che non reggerebbe agli strali del pignolo o dello specialista. Ma mentre Soderbergh fa il gioco delle tre carte con l’Ablixa e le sue controindicazioni, ci fa balenare davanti agli occhi un «effetto collaterale» assai più importante: la difficoltà nel mettere a fuoco una verità indiscutibile, che si tratti di medicina, di economia, di politica (tutte inestricabilmente avvoltolate l’una nell’altra) o più semplicemente della dirittura morale delle persone. Banks è tutt’altro che un santo: ma proprio la sua mancanza di scrupoli lo rende un perfetto capro espiatorio per uno scandalo farmaceutico assai più grande di lui. E quella Siebert, si capisce subito che è una carogna… forse l’unico difetto di casting del film, non perché Catherine Zeta-Jones non sia brava (al contrario!), ma perché con quello sguardo da tigre assetata di sangue nessuno si fiderebbe di lei in una situazione di crisi.

Film da vedere e forse da rivedere: perché alla prima visione uscirete dalla sala ponendovi molte domande. Ma con una certezza: non leggete i «bugiardini» degli psicofarmaci, consultate un medico di fiducia…

l’Unità, 1 maggio 2013

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