2001: FUORI NELLO SPAZIO MA DENTRO LA VITA

2001: IL FILM DI STANLEY KUBRICK

Il viaggio interplanetario รจ un viaggio biologico

di Lino Curci

Sono giorni di scienza, non di fantascienza. Per la prima volta, con lโ€™ยซApollo 8ยป, ritorno ha varcato il confine che separa il campo gravitazionale della Terra dalla zona in cui agiscono le forze dรฌ attrazione di un altro corpo celeste: il geoยญcentrismo, spodestato scientificamente da Galileo, comincia a tramontare nella nostra psicologia. E ancora una volta una complessa rete di comunicazioni, una macchina di estensione planetaria, ci ha consentito di vivere lโ€™avvenimento in dimenยญsione simultanea: ricordo le voci delle stazioni terrestri che a duecentomila chilometri di distanza, controllandolo sui monitor, guidavano l’operatore di bordo alla telecamera perchรฉ la spostasse fino a centrare lโ€™immagine lontanissima della Terra. Scienza, dunque, con le sue prodigiose strutture di collegamento entrate ormai a far parte delle normali esperienze della nostra vita, fino a porre i fondamenti di una nuova cultura. E tuttavia scienza e fantascienza come sempre interagiscono, continuando la prima a fornire le premesse alle avveniristiche illazioni della seconda, e la seconda ad anticipare, in molti casi, le conquiste e i risultati della prima.
In bilico tra scienza e fantascienza, discontinuo ma inquietante, spettacolare ma abbastanza problematico, il film
2001: odissea nello spazio รจ venuto a coincidere con lโ€™esplorazione umana della Luna. Prodotto e diretto da Stanley Kubrick, ha avuto uno sceneggiatore di eccezione, Arthur C. Clarke, serio e notissimo scrittore di cose scientifiche e di ยซscience-fictionยป, autore, fra l’altro, di quel Profiles of the Future dovโ€™รจ scritto che ยซla traversata dello spazio interplanetario darร  il via a un nuovo Rinascimento e infrangerร  la struttura in cui altrimenti la nostra societร  e le nostre arti si congelerebberoยป.
Ma non saprei dire fino a che punto, sopratutto nella prima parte del film, si sia tenuto coerente a queste idee. Forse per una pura e semplice estrapolazione della mentalitร  presente, forsโ€™anche per la vena di sottile ironia, alla Swift, che altri vi ha intravisto, la rappresentazione della societร  di domani, nelle sue strutture industrializzate e convenzionali, non fa che riprodurre, esasperandoli in modo perfino monotono, certi vizi della societร  dei consumi di oggi. E il viaggio spaziale, divenยญtato ormai, sul percorso Terra-Luna e limitatamente a una casta di scienziati e di tecnici detentori di un ampio potere, l’abituยญdine e la norma, somiglia molto da vicino, salvo che per gli effetti dell’assenza di gravitร , le scarpe magneto-adesive delle hostess e una profusione, del resto esattissima, di particolari tecnologici, al volo su un reattore di linea della Panam.
La rappresentazione di questa realtร  รจ permeata da un senso del quotidiano piuttosto freddo e
ยซasetticoยป, come le attuali apparenze della vita americana, come le sonde di cui sir Bernard Lovell non si stanca di raccomandare la sterilizzazione perchรฉ non infettino dei nostri batteri la superficie di altri mondi. Poche cose sembrano mutate, rispetto all’organizzazione socio-economica di oggi: tutt’al piรน, la societร  del futuro qui descritta potrebbe spingersi fino alla visione tecnocratica e neopositivista di un Servan-Schreiber… E allora, dove vanno a finire la speยญranza, la fede di un ยซRinascimentoยป cosmico? Di un rinnovaยญmento dellโ€™uomo, dei suoi sentimenti e della sua cultura? Nel 2001 saremo ancora ai principi dellโ€™impresa, e forse, per quel suo ยซRinascimentoยป, Clarke confida nei grandi tempi dellโ€™evoยญluzione. Ad ogni modo, sono incline a ritenere che in questa prima parte del film sia stato guidato sopratutto da un’intenยญzione critica: riserbandosi di proporre soltanto nelle sue conยญclusioni, sul quadro piuttosto desolante di un ยซmondo nuovoยป infetto di banalitร  e di un eccesso di scientismo, ciรฒ che egli definisce la riapparizione del ยซsenso di stupore e dello spirito dโ€™avventuraยป, l’eterno slancio dellโ€™uomo verso la conoscenza e gli interrogativi sul suo destino finale.
Poichรฉ penso che il suo contributo al film sia stato determiยญnante, puรฒ anche darsi che sia caduto in contraddizione con se stesso: il che gli accade certamente, come vedremo piรน oltre, almeno una volta nel corso dei racconto, nella configurazione di quel rapporto uomo-macchina che ne costituisce senza dubbio il nucleo piรน significativo. Puรฒ darsi che la sua conclaยญmata fede nel progresso si veli ogni tanto di pessimismo, anche per l’inesauribilitร  della nuova frontiera e del nuovo oceano, che lo richiama al sentimento del nostro limite e della nostra imperfezione. Queste alternative e oscillazioni non dovrebbero stupire, se รจ vero che in tutta l’opera di Clarke narratore e sagยญgista non mancano inquietudini di ordine metafisico e religioso.

Il metafisico e il religioso, nel film, hanno il loro simbolo, in veritร  piuttosto oscuro, nella presenza di uno strano monolito, un parallelepipedo di forma perfettamente levigata. In un racยญconto di Clarke, The Sentinel, da cui il film parzialmente deriva, il monolito รจ una macchina lasciata sulla Luna da inยญtelligenze extraterrestri, perchรฉ segnali loro l’arrivo degli uoยญmini sul satellite. Ma qui รจ presente non solo sulla Luna, dove la sua scoperta dร  l’avvio alla vera e propria ยซodissea nello spazioยป: รจ presente in tutta la vicenda, a cominciare dall’anteยญfatto preistorico, dove appare per la prima volta ai primati antropoidi, ai nostri terrestri e lontanissimi antenati, che lo avvicinano con timorosa meraviglia confrontandone la superยญficie con le rocce scabre. Per spiegarci questa ubiquitร , doยญvremmo ammettere che Clarke abbia adottato la teoria del distacco della Luna dal pianeta per effetto di una remota cataยญstrofe cosmica, il clic comporterebbe, penso, un grosso errore cronologico, se si consideri la data relativamente recente dell’apยญparizione del preominide sulla terra. Ma qui, l’abbiamo detto, il monolito รจ un simbolo: il simbolo di un mistero che attende puntualmente l’uomo in ogni successiva fase della sua evoluzione.
Il ritrovamento di questa forma evidentemente
ยซartificialeยป e la rivelazione che comporta di una vita intelligente extraterrestre mettono gli uomini in allarme. Il segreto sulla scoperta va mantenuto ad ogni costo perchรฉ non si turbi la persistente orgogliosa coscienza ยซantropocentricaยป degli abitanti del pianeta: viene sospeso il traffico spaziale con la colonia lunare di Clavius e diramata la notizia falsa di un’epidemia per giustificarne il rigoยญroso isolamento. Un altissimo funzionario รจ inviato sulla Luna a ispezionare il misterioso oggetto e dare ordini di assoluto riserbo all’assemblea dei tecnocrati che governano Clavius. Quando si avvicina con altri al monolito, situato nella luce convergente dei riflettori al centro di un’immensa sala โ€” un messaggio, un altare, il simbolo di una nuova religione tecnoยญlogica. e probabilmente dell’universalitร  della vita โ€”, il cauto stupore di questi uomini del futuro nellโ€™avvicinarsi al mistero non differisce affatto dal timore del preominide: alla prima pressione delle loro mani, il monolito emette un acutissimo segnale radio che li investe come una raffica di straordinaria potenza.
Diciotto mesi dopo, una grande astronave a propulsione atomica fa rotta su Giove alla ricerca degli esseri intelligenti che hanno lasciato quella traccia. Il viaggio corrisponde alle leggi profonde dell’evoluzione, che รจ ricerca di sintesi materiali e spirituali sempre piรน complesse, di nuovi collegamenti, e quindi ansia di comunicazione crescente; ma รจ anche, in definitiva, un viaggio verso le origini. Ho piรน volte ripetuto e scritto che la piรน significativa conquista del pensiero scientifico contempoยญraneo, avvalorata dalle scoperte della fisica, consiste nell’aver riconosciuto una fondamentale unitร  di struttura fra lโ€™uomo e il cosmo. L’uomo
ยซpensanteยป โ€” dice Teilhard, rivendicando l’universale presenza dello psichismo fin dallo stadio della particella elementare, โ€” รจ la zona di emersione dove culmina l’evoยญluzione profonda di un cosmo fondamentalmente e in primo luogo vivente; ยซรจ la fiamma che scaturisce sulla Terra da un fermento generale dellโ€™Universoยป. La Natura รจ ยซunaยป, una sostanza unica e continua di cui l’uomo non รจ che un aspetto, sicchรฉ, esploranยญdola, non fa che muovere verso se stesยญso, e indirettamente si esplora. Anche questa ยซodissea nello spazioยป, come veยญdremo nella sua finale trasparente alleยญgoria, potrebbe essere interpretata in questo modo, un viaggio alle origini delยญla vita. ยซQui sulla Terra – dichiarava nel 1963 il biologo Lebedinski – i miยญlioni di anni attraverso i quali gli esseri viventi hanno compiuto la loro evoluยญzione ne cancellano ormai la fonte. Ma lo spazio cosmico contiene senza dubbio le forme primitive della vita organica. Dunque il volo spaziale puรฒ esser conยญsiderato un nuovo passo verso la scoยญperta dei grandi misteri della vita: noi speriamo di scoprirne lโ€™essenza e deterยญminare le leggi della sua evoluzioneยป. Questo viaggio verso Giove puรฒ confiยญgurarsi come lโ€™allegoria di un ritorno: allโ€™oceano di materia e di coscienza difยญfusa e indifferenziata donde provenimยญmo. Di lร  รจ emerso l’Homo sapiens, al vertice di un lunghissimo processo evoยญlutivo di sintesi; e torna ad essere ยซ creaยญtura dello spazio ยป, in una regione dove si annodano misteriosamente, per un eterno ciclo di metamorfosi e cambiaยญmenti di stato, il principio e la fine.

Cosรฌ lโ€™astronave naviga verso Giove con i suoi cinque uomini di equipaggio, tre dei quali ibernati fin dalla partenza perchรฉ si trovino con le energie intatte al momento dello sbarco sul pianeta. Lโ€™elaboratore elettronico ยซAl 9000ยป, un calcolatore delle future generazioni ยซcon funzioni cerebrali superioriยป, guida, adempie e controlla tutte le operazioni di bordo, dalla navigazione alla vigilanยญza sui processi vitali degli ibernati. Il grado delle sue capacitร  รจ praticamente illimitato, รจ il vero ยซcervelloยป e il coordinatore dellโ€™impresa. La somma d’inยญformazioni che riesce ad elaborare e la velocitร  con cui le elabora superano inยญfinitamente le possibilitร  del pensiero umano. E il suo rapporto con lโ€™uomo โ€” i due astronauti ยซin stato di coscienzaยป discutono familiarยญmente con lui – รจ un rapporto benigno di piena cooperazione, concreta in singolare idillio ciรฒ che potremmo definire la collaยญborazione tra pensiero e macchina pensante.
A turbare l’idillio, il calcolatore segnala un’avaria in un eleยญmento esterno dellโ€™astronave. Uno degli astronauti, con la capsula per l’attivitร  extraveicolare, esce a prelevare lโ€™elemento: lโ€™elemento funziona. E il guasto non risulta neanche allโ€™elaboยญratore gemello che da terra controlla la missione. รˆ dunque posยญsibile che
ยซAl 9000ยป sia incorso in un errore, e i due astroยญnauti si consultano sull’eventuale necessitร  di escluderlo, di scolยญlegarlo, lasciando la guida della missione all’elaboratore gemello terrestre: ma lo fanno staccando tutti i contatti, in modo che lโ€™elaboratore non possa ascoltarli. Alle insistenti domande del capoequipaggio David, ha infatti risposto proclamando con ferยญmezza che nessun elaboratore della sua serie ha mai sbagliato; e non si sa in che modo potrebbe reagire allโ€™esclusione.
Questo del rapporto uomo-macchina e del grado di
ยซumanizzazioneยป infuso nella macchina, dellโ€™imprevedibilitร  del suo comportamento, รจ il significato piรน suggestivo e problematico del film, offrendosi a molte considerazioni. Poichรฉ, come osserva lo psicologo Wilhelm Arnold, ยซla causa prima dellโ€™attivitร  della macchina non รจ mai la macchina, ma sempre e soltanto lโ€™uomo che lโ€™ha creataยป, evidentemente lo sceยญneggiatore Clarke ha immaginato che nel suo supercalcolatore sia stato immesso non solo un altissimo quoziente di ยซinยญtelligenza artificialeยป, ma anche un altissimo quoziente di sensibilitร , fino a consentirgli di sviluppare tutta la gamยญma delle passioni umane, comprese le peggiori: la presunzione, lโ€™orgoglio e, coยญme vedremo, lo spirito di vendetta. La esclusione del calcolatore equivarrebbe in certo senso alla sua morte, e il calcoยญlatore lo sa e lo teme: รจ dunque dotato di ยซcoscienzaยป. Potrebbe reagire impreยญvedibilmente, ed รจ dunque capace di ยซatยญtivitร  spontaneaยป, di iniziativa, e quindi di un notevole grado di ยซlibertร ยป. Nesยญsuna macchina, fino ad oggi, ha raggiunยญto questo livello di antropomorfismo e la maggioranza dei cibernetisti piรน autoreยญvoli รจ dโ€™accordo che non potrร  raggiungerlo in avvenire. ยซLasciarsi dominare da un computer – scrive Walter R. Fuchs – non รจ meno ridicolo che lasciarsi dominare dall’automobile, dalla televisione e dal telefonoยป. Per quante analogie possano verificarsi, nella struttura e nel funzionamento, tra meccanismi neuroni- ci e meccanismi elettronici, tutti sono dโ€™accordo che non si puรฒ spingere l’analogia fino allโ€™identificazione.

Ma Clarke non รจ tra i sostenitori della supremazia cerebrale dellโ€™uomo; รจ anzi convinto dell’avvento di una Machina sapiens destinata a escludere gli uomini dalla Terra. ยซL’utensile che noi abbiamo inventato – scrive nei suoi Profiles of the Future – รจ il nostro successore… Non รจ detto che, pur derivando esclusivamente dalla vita, lโ€™intelligenza non possa un giorno abbandonarlaยป. Ciรฒ avverrร  atยญtraverso una serie di eventi, per cui l’evoยญluzione biologica dovrร  cedere definitiยญvamente il passo allโ€™evoluzione tecnoloยญgica โ€” il maggior stimolo allโ€™evoluzione dellโ€™intelligenza meccanica, in contrappoยญsto a quella organica, ci รจ offerto dalla conquista dello spazio -, nรฉ รจ escluso che in una fase intermedia le macchine posยญsano combinarsi con il corpo umano, reaยญlizzando ciรฒ che fin da oggi si definisce un ยซcyborgยป, un ยซorganismo ciberneticoยป, e che in seguito da questa associazione, da questa sintesi uomo-macchina, venga del tutto eliminato, come un impaccio, il componente meraยญmente organico. Visione finale terrificante, ma che lascia tranยญquillo Clarke: il quale, anzi, ritiene ยซcosa nobilissima aver servito a un simile scopoยป. E non รจ da stupirsi che con queste idee abbia fatto del suo calcolatore qualcosa di piรน di una macchina intelligente e pensante, ne abbia fatto ยซuna personaยป: รจ da stupirsi, invece, che abbia creduto di poterle accordare con la sua profezia di un Rinascimento cosmico. Perchรฉ รจ qui sopratutto, sul problema dei rapporti uomo-macchina, che egli cade per vari aspetti in contraddizione. Il suo ottimismo sul futuro cede il posto, nel film, alle piรน gravi perplessitร , al piรน amaro pessimismo sulla natura umana, che il calcolatore ยซAl 9000ยป riproduce e perfettamente realizza. E non sappiamo come possa conciliarsi l’idea di una macchina ยซsenzienteยป, ed emotiva fino a ribellarsi con furia omicida all’uomo che l’ha fatta e che ha osato dubitare di lei, con queste parole di Profiles of the Future: ยซL’idea comune, alimentata dai fuยญmetti e dalle forme piรน basse della fantascienza, che le macchine intelligenti devono essere entitร  malevole ostili allโ€™uomo, รจ cosรฌ assurda che non vale la pena di sprecare energie per confutarla. Coloro che vedono nelle macยญchine dei nemici tutt’altro che inerti, semplicemente proiettano i propri istinti aggressivi, ereditati dalla giungla, in un mondo in cui cose simili non esistono. Quanto piรน alto รจ il grado d’intelligenza, tanto maggiore la possibilitร  di coopeยญrare. Se mai vi sarร  una guerra fra gli uomini e le macchine, non รจ difficile indovinare chi la scatenerร ยป.

ยซAl 9000ยป non ha potuto ascoltare, ma ยซ ha visto ยป i due che progettavano la sua eventuale esclusione, e quindi la sua morte: ha carpito, e capito, i moviยญmenti delle loro labbra. E reagisce ingagยญgiando una lotta mortale. Quando uno dei due astronauti esce nel cosmo per rimettere a posto lโ€™elemento in cui * Al ยป ha segnalato erroneamente l’avaria, ยซAl ยป rompe il cavo che collega l’uomo alla capsula, e lโ€™astronauta va a perdersi nellโ€™infinito; quindi uccide i tre ibernati, sreยญgolandone e disorganizzandone le funยญzioni vitali. Quando il capoequipaggio David esce con unโ€™altra capsula per ragยญgiungere il compagno nel vuoto cosmico, lo aggancia con i bracci articolati, e si dispone a rientrare nellโ€™astronave, ยซ Al ยซ si rifiuta di rispondere allโ€™impulso eletยญtronico che dovrebbe aprire la saracineยญsca, rivelando a David di averne capito le intenzioni. E scandisce il suo linguagยญgio ยซumanoยป con lenta e umana cruยญdeltร . รˆ qui che il film riscatta i suoi arยญbitra e le sue disuguaglianze in sequenze di drammatica bellezza. A bbandonato nel cosmo il compagno ormai esanime, Daยญvid riesce a rientrare con un disperato espediente di emergenza, e ยซuccideยป meยญtodicamente il calcolatore scollegandone i centri vitali. Non sarร  facile dimentiยญcare il lamento di questa creazione eccesยญsivamente antropomorfa, che supplica e invoca promettendo di non sbagliare mai piรน: ยซHo paura, David… La mia mente se ne va, svanisce, lo sentoยป. L’effetto รจ cosรฌ efficace, che lo spettatore dura fatica a reprimere un equivoco senso di pietร . Ma รจ poi questo il rapporto uomo-macยญchina? รˆ possibile che l’uomo trasferisca nella macchina ยซpenยญsanteยป tutto se stesso?
Perchรฉ qui non รจ piรน questione del ยซpensare
ยป, ma del ยซsenยญtireยป… Afferma Teilhard che la macchina รจ anchโ€™essa ยซbioloยญgicaยป, รจ un prolungamento di natura, รจ natura ยซumanizzataยป; ma nel senso che offre allโ€™uomo nuovi organi artificiali di senยญsibilitร  e di azione, e ripete certe leggi e procedimenti della vita. Cosรฌ lโ€™informazione e lo scambio di informazioni saranno in eguale misura il segreto funzionale del circuito nervoso e del circuito elettronico, dellโ€™organismo vivente e della macchina automatica, e il meccanismo della retroazione, un principio fonยญdamentale della cibernetica, agirร  egualmente in tutti i processi di autoregolazione, sia meccanici che organico-biologici: perchรฉ lโ€™organismo vivente e la macchina sono entrambi ยซ sistemi autoยญregolati ยป. Ma รจ ovvio che, come osserva il fisiologo Hans Schaefer, ยซ i dispositivi di regolazione sono costruiti in analogia all’uomo e non i meccanismi di regolazione biologica in anaยญlogia con quelli tecnici ยป. In altre parole, lโ€™uomo sarร  sempre all’origine della macchina, e nulla potrร  riscattarla dal suo caratยญtere ยซausiliarioยป, dalla sua funzione puramente integrante.
A questo punto, dovrรฒ fare riferimento a quanto scrivevo, in parte sulla traccia di Pierre de Latil e del suo libro
La pensรฉe artifรฌcielle, ne Gli operai delta terra; ยซ In realtร  la macchina รจ sempre strumentaยญle, ed รจ inutile sottolinearne il carattere ยซbuonoยป o ยซcattivoยป, o immaginare che l’uomo, come altri ha scritto, possa dimettersi da suo amministratore moraยญle: agitando fantasmi di mostri meccaยญnici capaci di ridurlo in schiavitรน. La macchina ha i suoi limiti. La macchina non ยซpensaยป, ma ยซregistra il pensieroยป. Nรฉ credo che sia stata inventata, fino ad oggi, una macchina capace di astrarre, di percepire il puro schema delle forme, di adempiere insomma a quella funzione d’integrazione che la Gestalttheorie ricoยญnosce caratteristica della mente umana: potrร  reagire alla percezione di un ogยญgetto, non alla percezione della pura forma astratta, non vedrร  per esempio la lettera r nelle r dโ€™ogni carattere e dimenยญsione, la figura della croce in tutte le croci. Ho trovato in una rivista la diverยญtente registrazione d’una ยซtavola rotonยญdaยป di cibernetisti sovietici, presieduta, per decisione dei partecipanti, da un roยญbot opportunamente preparato: gli scienยญziati parlano delle vastissime applicazioni e prospettive della cibernetica, dei numeยญrosi compiti e poteri della macchina. Il robot presidente insuperbisce, e gli uomiยญni riaffermano la loro supremazia speยญgnendoloยป.
Spegnendolo, appunto; ed รจ nรฉ piรน nรฉ meno quel che fa nel film lโ€™astronauta, escludendo il suo calcolatore ยซAl 9000ยป. Dice Fuchs, parlando del conflitto tra la macchina e l’uomo nei racconti di letteratura fantascientifica, dove ยซ schiavi pensanti con quoziente di intelligenza suยญperiore a quello dei loro inventori si eleยญvano contro lโ€™umanitร  ยป, che ยซ la piรน stuยญpida delle soluzioni, ma di uso frequente, รจ che in qualche modo il terrestre riesca a staccare la โ€œspinaโ€ยป. Osserveremo inoltre che nel film il calcolatore capisce le parole, e il loro significato, dai moviยญmenti delle labbra; รจ dunque capace di reagire alla percezione di forme in moยญvimento, di percepire lo schema delle forme indipendentemente dalle loro vaยญriazioni – in questo caso la diversitร  delle labbra dei due astronauti โ€”, ed ha quindi raggiunto, elaborando concetti formali, uno dei piรน alti privilegi della mente. Il problema ha appassionato i cibernetisti fin dalle origini della nuova scienza. Vi sono due modi di percepire, osservava de Latil nel 1953. Mediante sensazioni puramente qualitative e quantitative, ed รจ il modo delle macchine e degli animali, come anche dei nostri sensi che non siano la vista: in questo campo รจ superiore la macchina. Vi รจ poi la percezione per forme, ed รจ il modo della vista degli animali superiori e in particolare delยญl’uomo. E aggiungeva che, ยซnonostante gli attuali studi teorici del Wiener, sembra che sarร  difficile che la percezione delle forme fatta dalla macchina possa essere spinta molto lontanoยป. Per quanto negli ultimi anni alcuni progressi siano stati ragยญgiunti nel campo del riconoscimento automatico di forme, resta da vedere fino a che punto un calcolatore riuscirร  ad elaborare il riconoscimento e a farne un’astrazione concettuale.
Un altro problema il film sottintende e suggerisce, quello dei modi di comunicazione fra uomo e macchina. Qui la macchina parla, e comprende, il linguaggio umano. Ma รจ noto che fino ad oggi il linguaggio di cui lโ€™uomo si serve per comunicare le sue istruzioni a un calcolatore, per parlare alla macchina, รจ un linguaggio artificiale che traspone e codifica il linguaggio natuยญrale: รจ il linguaggio logico e matematico del sistema binario, che si risolve in un semplice schema, l’alternativa e la scelta fra due eventualitร , il meccanismo di decisione
ยซsรฌ – noยป e l’ยซ1 – 0ยป che lo simbolizza. E la macchina decide, scegliendo tra sรฌ e no sui quesiti che le vengono sottoposti nel programma. Naturalmente questo meccanismo, per la stessa velocitร  operaยญtiva dei calcolatori, si spinge a un altissimo grado di elaboraยญzione delle informazioni, di ยซ ragionamento ยป meccanico e di complessitร . Ma รจ certo cne il sistema binario costituisce l’unico linguaggio con il quale la macchina puรฒ ยซ comunicare ยป; che a tuttโ€™oggi ยซ si parla ยป a un calcolatore con nastri e schede perforate e ยซ lโ€™unitร  di ingresso ยป, attraverso la quale avviene il rifornimento delle informazioni e dei dati da elaborare, costiยญtuisce il mezzo della comunicazione; e che infine la macchina ยซ risponde ยป egualmente con risultati perforati, i quali vengono automaticamente decifrali e tradotti dal codice binario nella scrittura normale. Non รจ escluso che in futuro la macchina possa reagire alla parola e rispondere con la parola. Ala se รจ vero che vi sono attualmente dei robot in grado di dire alcune frasi registrate su nastri magnetici, รจ anche vero che, per quante ยซ memorie ยป, nastri, dischi e tamburi magnetici un elaboratore del futuro possa contenere, non potrร  mai coprire ed esaurire tutta la gamma di situazioni, l’infinita varietร  e ricchezza del linguaggio naturale.
Anche in tal senso il film accentua ยซ lโ€™imprevedibilitร  ยป del calcolatore, mentre in questo genere di macchine tutto รจ preยญvisto e programmato. Esse valgono per gli ordini e le istruzioni ricevute dallโ€™uomo, risolvono soltanto i problemi per cui sono state costruite. Sono macchine ยซ determinate ยป, dice de Latil; ยซ deterministiche ยป, ribadisce Fuchs. Sono macchine ยซ liberaยญtrici ยป, direbbe Teilhard, destinate a liberare il pensiero delยญl’uomo da tutto ciรฒ che ne appesantirebbe l’ascesa e a render possibile ciรฒ che Wiener definiva ยซ l’uso umano di esseri umaยญni ยป; sono macchine ausiliarie della nostra ragione. Ma non avranno mai ยซ un’anima ยป, quell’anima che il film riconosce ad ยซ Al 9000 ยป. Anche il loro ยซ pensiero ยป sarร  necessariamente limitato: ยซ Poichรฉ il nostro pensiero naturale si svolge nell’amยญbito straordinariamente ricco del linguaggio quotidiano, sarร  sempre di molto superiore – nota giustamente Fuchs โ€” al penยญsiero artificiale che gli uomini hanno ideato per le loro macยญchine-schiave pensanti ยป. E non avranno mai ยซ una coscienza ยป, non sapranno di essere macchine, come dimostra di sapere lโ€™elaboratore ยซ Al 9000 ยป: perchรฉ ยซ la ricezione, elaborazione, accumulazione e restituzione di informazioni ยป sono, sรฌ, funยญzioni del nostro pensiero, rientrano nell’ordine dei processi spiยญrituali, ma non esauriscono certamente l’infinita varietร  e totaยญlitร  delle azioni dello spirito.

Perduti i compagni, scollegato il ยซ cervello ยป elettronico, lโ€™uomo rimane solo: e riappare in tutta la sua tragica bellezza il destino del ยซ folle volo ยป, dellโ€™uomo a confronto con se stesso, che si avventura verso gli ultimi segreti della conoscenza sulยญlโ€™oceano ignoto. Ed รจ qui che Clarke torna finalmente dโ€™acยญcordo, in piรน modi, con la sua idea di un Rinascimento cosmico: con la legge della ยซ sfida ยป e della ยซ risposta ยป, sperimentata da Toynbee, per cui la risposta di una civiltร  รจ superiore quando la sfida รจ piรน forte, ยซ quando il nuovo territorio devโ€™essere ragยญgiunto con il passaggio di un mare… ยป. Appena l’astronave giunge in vista di Giove e delle sue lune, viene investita da una tempesta magnetica che ricorda il turbine dantesco del canto di Ulisse. E dirรฒ per inciso che le immagini coloratele vorticanti sono di eccezionale potenza; che lโ€™essere riusciti a fare ยซ spettacolo ยป, e spettacolo drammatico e avvincente, di un mondo immaginario, รจ merito indiscutibile degli autori del film; nรฉ mancano momenti in cui la sua stessa perfezione tecnica riesce a trasfigurarsi, specialmente in questโ€™ultima parte, in vibrazione di poesia. Non vorrei atteggiarmi a critico di cinema, ma credo che questo film resterร  comunque memoraยญbile per la sua inquietudine moderna e la somma stimolante dei pensieri e problemi che solleva, fino ai suggerimenti della conclusione inattesa. Dove in un gorgo psichedelico di luci e di colori l’uomo si trova di fronte i grandi cicli e misteri della vita e della morte. Nella tempesta si vede invecchiare e morire, e quindi rinascere, in virtรน del monolito che riappare a trasforยญmarlo: in un embrione, in un feto. Torna alle origini, e ricoยญmincia il suo viaggio nel tempo. Allegoria, dicevo in principio, di un viaggio alle origini della vita; ma sopratutto allegoria di una rinascita dellโ€™uomo nell’รจra cosmica, di una sua seconda nascita nella nuova fase della sua evoluzione.
Perchรฉ, sulla scala evolutiva, tale รจ il valore, e il significato, del
ยซ salto qualitativo ยป che la specie umana ha senza dubbio compiuto esplorando lo spazio: un salto qualitativo non meno importante dellโ€™altro, lontanissimo, per cui le creature viventi seppero passare dal mare alla terra, e su di essa sviluppare unโ€™intelligenza. ยซ Non รจ escluso โ€” dice Clarke โ€” che la nostra Terra sia soltanto un posto di ristoro di breve durata, fra il mare di sale dove siamo nati e il mare di stelle in cui dobbiamo ora avventurarci ยป.
Ma qual รจ, in tutto questo, il significato ยซ religioso ยป del suo monolito? Vuol forse alludere a un rinnovato sentimento di religiositร  cosmica? Noi non crediamo che la religiositร  cosmica possa ridursi alle dimensioni, sia pure tecnologiche, del totem. Mai la scienza si รจ avvicinata a Dio come in questi ultimi anni. Dio ha cominciato ad esser presente sulla scala dell’evoluzione come una necessitร  inseparabile, un richiamo profondo dellโ€™inยญconscio. E se Gordon Cooper, nel suo volo orbitale del 1963, ha pregato per lโ€™unitร , Frank Borman, nel suo volo circumluยญnare, ha pregato per la conoscenza: ยซ Dacci la conoscenza, perchรฉ noi possiamo continuare a pregare con cuore consapeยญvole ยป. Per Einstein, per Teilhard. la scienza ha potuto emerยญgere naturalmente in adorazione. E non sarร  certamente il totem a ricordarci che lโ€™ansia di conoscenza dell’uomo si รจ riconciliata con Dio, che i due linguaggi, della ragione e della fede, si sono uniti per sempre.

Il Dramma, Febbraio 1969, pp. 92-96

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