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Borghetti sotto spirito – L’editoriale di Marco Travaglio [07/01/2024]

Marco Travaglio critica l'ipocrisia di Enrico Borghi su Meloni e Renzi, evidenziando complotti e controversie legate a Marco Carrai
Enrico Borghi

L’editoriale di Marco Travaglio critica Enrico Borghi per aver accusato Giorgia Meloni di intimidire le procure, evidenziando l’ironia della situazione dato che lo stesso Borghi ha sostenuto Matteo Renzi, noto per criticare i magistrati. Borghi, in passato responsabile Sicurezza del Pd e poi membro del Copasir, è noto per le sue teorie del complotto contro la Russia e la sua influenza in Italia, incluso durante la pandemia. L’articolo sottolinea le contraddizioni di Borghi, evidenziando i suoi attacchi verso figure e canali mediatici che percepisce come pro-russi, mentre nel frattempo emergono controversie riguardanti Marco Carrai, associato a Renzi, per le sue connessioni internazionali discutibili. Travaglio ironizza sul futuro politico di Borghi, ipotizzando che potrebbe cambiare partito prima di lanciare ulteriori attacchi.

di Marco Travaglio

L’italovivo Enrico Borghi ha rilasciato un’intervista a Repubblica – l’ultimo luogo al mondo popolato da renziani – per accusare la Meloni di “temere un’iniziativa giudiziaria”, di “mandare avvertimenti alle Procure” come Crosetto, di “non avere in mano le redini del vapore” (il famoso vapore con le redini) e di “vedere fantasmi dove non ci sono”. Resta da capire perché questo fenomeno non dica le stesse cose del suo leader Renzi che, quando Crosetto accusò i magistrati di congiurare contro il governo, fu il primo a dargli manforte, avendo fatto ben di peggio: da anni accusa i pm di Firenze di perseguitare lui, compari, genitori, altri parenti inquisiti e li ha più volte denunciati, collezionando una raffica di archiviazioni. Ma Borghi è sfortunato: ha passato due anni, prima da responsabile Sicurezza del Pd e poi da membro del Copasir del Pd trasmigrato in Iv, a inventare complotti di Putin e delle sue quinte colonne. Denunciò sudatissimo la diabolica missione putinian- contiana di medici e infermieri russi venuti in pandemia per spiarci con microspie nascoste negli stetoscopi, nei tamponi e nelle mascherine. Disse che Putin l’aveva giurata a Guerini perché aveva impedito ai russi di spiarci: poi si scoprì che la spedizione era partita proprio dal ministero della Difesa guidato da Guerini, che alla fine ringraziò pubblicamente Mosca. Torchiò accaldatissimo al Copasir l’ad Rai Fuortes sugli agenti putiniani ospiti della Berlinguer, fra cui il putribondo Orsini: “Sono stati rilevati rischi per la sicurezza nazionale”. Poi si scoprì che l’unico torto di Orsini era di aver capito per primo come sarebbe andata a finire la guerra in Ucraina: non perché gliel’avesse detto Putin, ma perché sa dove sono Ucraina e Russia sul mappamondo. Attaccò anche Rete4 per aver intervistato Lavrov, cioè per uno scoop: “Un chiaro tentativo di destabilizzare le democrazie occidentali. Questo fenomeno da noi dilaga mentre negli altri Paesi non esiste”, tuonò mentre la Cnn intervistava Peskov, portavoce di Putin.

E le sfighe non sono finite: ieri, mentre Borghi sparava contro la Meloni su Rep, il Fatto svelava il rapporto della Guardia di Finanza acquisito dal Copasir sulle missioni di intelligence&affari di Marco Carrai – al seguito o per conto di Renzi – presso 007 italiani, oligarchi-spioni russi sotto sanzioni, vertici del Mossad e autorità di Arabia, Emirati e Qatar. Cioè: l’amico e console d’Israele è pappa e ciccia con l’emirato che finanzia Hamas per le stragi contro Israele. Come se la famiglia Allende invitasse al veglione di Capodanno gli eredi di Pinochet. E ora chi lo sente Borghi? Pare abbia già prenotato un’intervista di fuoco su Rep contro Renzi e Carrai: il tempo di trovarsi un altro partito, poi si scatena.

Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2024

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