di Leonid Bershidsky
16 marzo 2019

Gli attacchi mortali a due moschee neozelandesi dovrebbero richiamare l’attenzione su un fatto ovvio: i terroristi legati all’estrema destra non sono meno assassini dei gruppi islamici che ottengono più titoli e attenzione da parte dei politici.

I governi occidentali non dovrebbero farsi trarre in inganno dal distorto numero distorto dei titoli; guardare ai suprematisti bianchi dovrebbe essere una priorità, oltre a prevenire la radicalizzazione delle minoranze musulmane. Questo non è solo un momento per piangere i 49 morti di Christchurch. È tempo di rivedere i dati e fare un cambiamento consapevole di politica.

I terroristi islamici hanno ucciso centinaia di persone nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2016, il periodo di massimo splendore dello Stato islamico. Ciò ha distolto l’attenzione dai terroristi di estrema destra che hanno comunque continuato a uccidere: 66 persone in 113 attacchi in tutto il mondo tra il 2013 e il 2017, secondo l’Institute for Economics and Peace di Sydney.

Il conto del think tank australiano è, tuttavia, troppo basso. Include solo uccisioni espressamente motivate politicamente accompagnate da manifesti di suprematisti bianchi o preceduti da post razzisti sui social media – come quelle perpetrate dal norvegese Anders Breivik, che uccise 77 persone nel 2011, o Dylann Roof, che assassinò nove fedeli neri in una chiesa a Charleston, nella Carolina del Sud, nel 2015. Ci sono altri omicidi che non vengono sempre confessati così chiaramente. Nelle statistiche della polizia sono spesso mescolati con la psicosi quotidiana e la psicosi violenta.

La US Anti-Defamation League tenta un conteggio più ampio, sottolineando i legami degli assassini con le organizzazioni di estrema destra piuttosto che con le loro motivazioni dichiarate. Secondo il gruppo, gli estremisti di destra erano responsabili del 70% dei 427 omicidi legati agli estremisti avvenuti negli Stati Uniti negli ultimi 10 anni. L’ADL aggiunge che nel 2018, ognuno degli autori dei 37 omicidi legati agli estremisti negli Stati Uniti aveva legami con almeno un movimento di estrema destra, sebbene uno di essi fosse passato di recente a sostenere l’estremismo islamista.

È importante sottolineare che il numero di episodi di violenza perpetrata dall’estrema destra è in aumento. L’Istituto per l’economia e la pace ha indicato nel suo Global Terrorism Index 2018 che il numero di tali uccisioni è aumentato da tre nel 2014 a 17 nel 2017.

Nel frattempo, il terrorismo di ispirazione islamica sembra essere in declino, con il fallito tentativo di creare un califfato in Medio Oriente e l’ideale della pura classe statale islamica che perde la sua attrattiva per i vari disadattati tra le minoranze musulmane dell’Occidente. Secondo il Global Attack Index di Jane’s Terrorism and Insurgency Center, i decessi legati allo Stato islamico sono diminuiti del 51,5% nel 2018.

L’estrema destra non ha mai ucciso sulla stessa scala dello Stato islamico. Ma è cresciuta nutrendosi delle paure dei suprematisti bianchi nei confronti dell’immigrazione musulmana e della percezione pubblica che il terrorismo sia per sua natura islamista. Questo processo è stato aiutato dal fatto che gli attacchi legati all’islam ricevono una copertura mediatica sproporzionata. Un recente studio di Erin Kearns dell’Università dell’Alabama e dei suoi colleghi ha mostrato che solo il 12,5% dei 136 atti terroristici avvenuti negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2015 sono stati collegati a tali gruppi – ma hanno ricevuto più della metà della copertura delle notizie. I ricercatory hanno calcolato che se il perpetratore è un musulmano, il numero di storie sull’attacco aumenta del 357%.

In un documento a parte, Kearns ha dimostrato che dare alla gente più dati sul terrorismo non cambia necessariamente le loro opinioni sulla sua prevalenza e sulla sua natura. I politici, tuttavia, dovrebbero essere più disposti a mettere da parte i loro pregiudizi. Mentre sarebbe sciocco ignorare i gruppi militanti islamici, i governi devono prestare molta attenzione alle organizzazioni di estrema destra.

In Germania, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione controlla già tutti questi gruppi (o 25.250 persone all’ultimo conteggio nel 2017, rispetto a 9600 nel 2012). Le autorità non si limitano a fare uno sforzo particolare per rintracciare il crimine di destra a seconda delle motivazioni, ma cercano anche di valutare quanti dei loro membri potrebbero essere capaci di atti di violenza attraverso il monitoraggio e l’infiltrazione di gruppi radicali.

Anche se il record tedesco nel combattere la violenza di destra è tutt’altro che immacolato (e la crescente appartenenza a gruppi radicali ne è la prova), l’approccio stesso è corretto. I governi occidentali devono fare uno sforzo per tenere d’occhio l’estrema destra proprio come fanno con i gruppi musulmani potenzialmente pericolosi.

E dovrebbero adottare l’approccio alla registrazione del crimine usato dalla Anti-Defamation League. Ciò significa assumere che i motivi specifici di un crimine violento sono meno importanti dei legami del colpevole verso un gruppo bianco suprematista. Tali presupposti, dopo tutto, sono già stati fatti per gli islamisti.

I meccanismi di radicalizzazione sono simili indipendentemente dalla religione e dall’etnia. Le politiche anti-terrorismo dovrebbero basarsi su questo fatto ed essere ugualmente dure su ogni tipo di radicalismo omicida. Le uccisioni di Christchurch ci ricordano che non è ancora così.

Leonid Bershidsky è l’editorialista europeo di Bloomberg Opinion. È stato editore fondatore del quotidiano economico russo Vedomosti e ha fondato il sito web di opinione Slon.ru.

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Traduzione di Chris Montanelli

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