Home HISTORY FIDEL CASTRO: Dagli archivi del “Corriere”

FIDEL CASTRO: Dagli archivi del “Corriere”

«Non sono comunista e non ho nulla a che fare con il comunismo; a Cuba non ci saranno più dittature», dichiarava nel 1959 il giovane condottiero barbuto che aveva rovesciato Batista. Poi venne lo scontro con gli Usa e tutto cambiò

SHARE
Fidel Castro

Ingresso trionfale di Castro all’Avana

9 gennaio 1959

Fidel Castro è arrivato all’Avana. Circondato dai suoi più fidi collaboratori, in piedi sulla «jeep» che lo ha trasportato da Santa Clara fino a Matanzas e alla capitale, il barbuto giovane condottiero si è presentato finalmente al popolo dell’Avana, che lo attendeva an-siosamente da otto giorni. (….) Valutare questa massa di popolo festante, esultante, è impossibile. Forse oltre mezzo milione di persone si erano ammassate sulla vasta distesa di Campo Columbia, dove i rivoluzionari che hanno accompagnato il condottiero si sono ricongiunti con i guerriglieri di Ernesto «Che» Guevara, il giovane medico argentino luogotenente di Fidel Castro, mandato avanscoperta alla capitale subito dopo la fuga di Batista. (…) Nel corso di un’intervista, il giovane condottiero ha ripetuto poi i propri concetti politici, e ha dichiarato di non essere comunista, e di non avere nulla a che fare con i comunisti. La Repubblica di Cuba, ha dichiarato Fidel Castro, non ristabilirà le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica, rotte da Fulgencio Batista, e non allaccerà rapporti con i Paesi del blocco comunista, troncando al tempo steso ogni legame esistente con i Paesi retti a regime dittatoriale. (…)
Anche il Presidente provvisorio Manuel Urrutia ha ripetuto che «a Cuba non ci saranno più dittature» e che «i diritti degli uomini saranno rispettati sia all’interno che in seno alle organizzazioni internazionali». (…)

* * *

Verso una dittatura di sinistra

19 luglio 1959

Manuel Urrutia, il «giudice» della rivoluzione, il teorico del fidelismo e primo Presidente rivoluzionario di Cuba, ha dovuto dimettersi in seguito a un violento attacco sferratogli contro proprio dallo stesso uomo per le cui idee egli aveva troncato la sua carriera di magistrato. Fidel Castro non ha avuto peli sulla lingua. Rivolgendosi la scorsa notte al popolo attraverso i microfoni di Radio-Avana, il barbuto capo rivoluzionario ha accusato Urrutia di «tradimento». (…). Con la scomparsa del giudice Urrutia – una delle più patetiche e simpatiche figure della rivoluzione fidelista – dalla scena politica appare chiaro che le forze di sinistra in seno al movimento del 26 luglio, il partito di Castro, hanno vinto la «rivoluzione nella rivoluzione» (.,.). «Urrutia non solo si è rifiutato di firmare importanti leggi rivoluzionarie, ma ha elaborato un piano volto a diffamare il Governo simile a quello di Pedro Diaz Lanz, ed a presentare se stesso come il campione dell’anti-comunismo»: sono state le parole di Fidel Castro, il quale si è pure scagliato contro il Senato americano, accusandolo di interferire negli affari interni di Cuba. La confusione in campo politico a Cuba è al massimo. (…)

* * *

Sanguinasi scontri dopo lo sbarco

18 aprile 1961

In tre giorni la situazione cubana è precipitata, e si trova ora ad una svolta minacciosamente drammatica. Forze ribelli sono sbarcate in tre punti sulla costa cubana, incontrando solo in un settore una certa resistenza da parte delle truppe castriste. (…) Castro ha assunto personalmente il comando delle operazioni di difesa, firmando un proclama in qualità di «Comandante in capo e Primo ministro». Ognuno sente, infatti, che il gran momento sperato da molti e temuto da altrettanti, è giunto. L’invasione di Cuba è ormai un fatto compiuto. Prima che le comunicazioni con L’Avana venissero interrotte, fonti ufficiose vicine al Governo di Castro avevano annunciato che truppe fideliste erano impegnate in sanguinosi combattimenti sulla costa meridionale dell’isola contro un numero imprecisato di ribelli sbarcati nelle prime ore del giorno sulla spiaggia di Playa Larga. (…)

* * *

Blocco navale americano a Cuba

23 ottobre 1962

di Ugo Stille

Il presidente Kennedy ha deciso, oggi, di imporre un blocco navale limitato attorno a Cuba, sulla base di informazioni secondo cui l’assistenza militare dell’Urss a Castro si è venuta recentemente estendendo dalle armi difensive dalle armi a potenziale offensivo. La misura di blocco, che Kennedy ha preferito definite con il termine di «quarantena», è limitata per il momento al solo trasporto di armi offensive e non include i trasporti di merci di altro genere e di viveri. Kennedy ha accompagnato questa decisione (…), con altre due mosse parallele: un monito chiaro all’Urss. a non rispondere, mediante un’azione di forza, a Berlino o in qualsiasi altra parte del mondo, poiché ciò provocherebbe una immediata e adeguata reazione degli Stati Uniti, e la richiesta di con-vocazione immediata stanotte del Consiglio di sicurezza dell’Onu per denunciare la «minaccia alla pace» costituita dagli aiuti sovietici a Castro. (…) Kennedy ha apertamente accusato i dirigenti russi (e specificamente il ministro degli esteri Gromiko) di aver mentito quando essi hanno affermato di non voler stabilire a Cuba una base militare offensiva per missili. Egli ha anche indicato che l’America è sempre pronta a ritirare le misure di blocco navale, una volta che venga accertato, sotto il controllo di osservatori dell’Onu che le attuali installazioni missilistiche di Cuba vengano smantellate. (…)

* * *

Thant annuncia il ritiro dei missili

10 novembre 1962

l segretari generale «ad interim» dell’Onu Thant è giunto in aereo a Nuova York, proveniente dall’Avana. U Thant ha dichiarato al suo arrivo a Nuova York di essere stato informato all’Avana da «fonte attendibile» che le installazioni missilistiche saranno completamente smantellate entro domani venerdì. (…) Su richiesta del segretario generale il governo cubano ha accettato, per motivi umanitari, di restituire agli Stati Uniti il corpo di un maggiore pilota dell’aviazione americana il cui aereo da ricognizione è stato abbattuto dalla contraerea cubana. (…)

* * *

Fidel in cravatta, la scena è sua

13 marzo 1995

di Sara Gandolfi

Sono stati i miti i veri protagonisti della kermesse di Copenaghen. Nelson Mandela, il leone del Sudafrica, gli occhiali scuri calcati sul viso per nascondersi dalle luci della ribalta, «sono stato troppo tempo nel buio di una cella». Frangois Mitterrand, che ha il coraggio di scagliarsi contro l’ipocrisia dei potenti suoi pari. E Fidel Castro, il Comandante di Cuba. Capace di infiammare un teatro presentandosi in uniforme militare e urlando i suoi vecchi slogan antimperialisti. In grado anche di conquistare la regina Margrethe di Danimarca, sua vicina alla cena di gala, arrivando al Palazzo in completo blu. E la sua nuova divisa, la stessa che ha sfoggiato ieri al vertice. Con la voce bassa del leader saggio, Castro ha stravinto davanti alla platea di vip il confronto a distanza contro il nemico di sempre. Pochi minuti prima del suo intervento, nella sala plenaria del vertice, aveva parlato il vicepresidente degli Usa, A Gore. (…) E la stessa platea che mezz’ora dopo accoglie con un’ovazione il Comandante Fidel. Poesia: «Toda la vida es sueño, y los sueños sueños son», avvia sulle rime di Calderón de la Barca. Accusa: «In un mondo dove il caos e l’anarchia regnano sotto le cieche e selvagge leggi del mercato non può esserci sviluppo sociale». (…)

RELATED POSTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here